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La fascite plantare o sindrome della spina calcaneare, si presenta con un dolore nella regione di inserzione della fascia plantare del calcagno. Può associarsi o meno, un dolore lungo il margine mediale dell’arco plantare, ovvero lungo il legamento arcuato, che attraversa la parte inferiore del piede e collega il tallone con la base delle dita. In tale contesto, può presentarsi, come pure no, la spina calcaneare. Il dolore è generalmente più acuto al mattino quando ci si rialza dal letto, tende poi a diminuire con i primi 10 minuti di attività, per poi riacutizzarsi dopo essere stati seduti o fermi a lungo. Spesso peggiora quando si solleva in avanti il tallone nello svolgimento del passo e nel mantenere la stazione eretta per molto tempo. Tra le principali causa di insorgenza di questo disturbo, ci sono la pratica di alcune attività sportive su superficie dure come la corsa, il ballo e il basket. Può riguardare anche coloro che svolgono attività sedentarie o l’uso di scarpe antinfortunistiche. Sia i casi degli sportivi che dei sedentari, sono accumunati dall’accorciamento o retrazione dei muscoli del polpaccio e della fascia plantare, riconosciute tra le cause più importanti di tale patologia. Altre cause possono essere la presenza del piede piatto, cavo e il sovrappeso. Di solito il dolore si sviluppa gradualmente, interessa solo un piede a volte anche entrambi. La fascite plantare è confermata da un test molto semplice: se ponendo il piede in dorsiflessione e applicando una pressione energica con il pollice sul calcagno si genera dolore il test è positivo. Può sostenere la diagnosi una radiografia del piede in proiezione laterale per evidenziare la presenza della spina calcaneare, tuttavia, l’esito negativo della radiografia non esclude la diagnosi, d’altra parte speroni evidenti possono essere del tutto asintomatici. Il trattamento fisioterapico consiste in un primo momento nel ridurre la sintomatologia dolorosa, per poi riequilibrare l’apparato muscolo-tendineo ed infine il gesto sportivo o di vita quotidiana. Si inizia con un lavoro di rilassamento muscolare con tecniche manuali come il massaggio connettivale superficiale e profondo, il trattamento dei trigger point, la mobilizzazione passiva dell’arto e lo scollamento delle guaine tendinee per cercare di allentare le tensioni che limitano il movimento. Si possono associare terapie fisiche come il laser, onde d’urto, bioptron e anche del massaggio linfatico manuale per allontanare dalla zona le tossine di rifiuto dei catabolismi. Il lavoro non finisce a studio ma, continua da parte del paziente con esercizi da svolgere a casa propria, di facile esecuzione, il tutto per facilitare e velocizzare il trattamento. Quando il lavoro procede spedito, con poche sedute, il paziente torna alla vita di prima, consapevole anche di pratiche utili sia per la prevenzione che per evitare ricadute ad esempio con esercizi di mantenimento e uso di scarpe appropriate. Cosa dice la medicina integrativa a tale proposito? La kinesiologia applicata dove il fondatore è il dr George Goodheart, afferma che spesso la patologia è dovuta ad un eccesso di candida nel colon ascendente, dove si crea una disbiosi fermentativa che porta ad una diminuzione del PH il quale il corpo lo tampona con un aumento di ritenzione idrica. Quest’ultima produce compressione a livello articolare e sulle guaine tendinee creando tendiniti in varie parti del corpo, tra cui anche la sopracitata fascite plantare. È importantissimo ripristinare l’equilibrio del nostro intestino (eubiosi), attraverso un’adeguata dieta più possibile alcalina associando ad essa degli integratori fitoterapici scelti direttamente dal corpo del paziente attraverso dei test muscolari kinesiologici. Utile vedere anche i concetti delle filosofie antiche sia cinesi che indiane le quali affermano che quando c’è un meridiano o chakra in disfunzione può causare una sintomatologia dolorosa non spiegabili con gli esami strumentali della medicina allopatica. Un meridiano in disfunzione fortunatamente ci avvisa, prima con sintomi articolari, come ad esempio nel piede, per poi coinvolgere l’organo specifico. In questo caso nel piede, convergono diversi meridiani: reni, vescica urinaria, milza, vescicola biliare e fegato. Il meridiano dei reni ha proprio inizio nell’incavo della pianta del piede, passa sotto il malleolo, sul bordo anteriore del tendine di achille e sale nella parte interna della gamba per poi continuare il suo percorso verso l’alto. Il meridiano dei reni va in disfunzione quando il primo chakra, ovvero quello posto in corrispondenza della zona retroperitoneale o lombare si blocca. Essendo questo centro energetico legato all’energia terrestre si chiude per un conflitto di lontananza dalla propria terra o dalla propria casa o per una perdita materiale come avere debiti, aver perso una grossa somma o un’eredità o semplicemente sentirsi minacciati nel proprio ambito lavorativo o domestico. L’esame da superare per completare il processo di apprendimento è quello di saper godere pienamente della materia come strumento di evoluzione di crescita e di espressione di amore. Quindi come abbiamo visto le tecniche per risolvere una fascite plantare possono essere diverse, sta nella professionalità, preparazione ed intuito dell’operatore saper scegliere la più idonea.

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