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Il sistema Cranio – Sacrale e la Kinesiologia applicata

Tutti sappiamo che la Kinesiologia Applicata fu fondata dal chiropratico George J. Goodheart, grazie all’intuizione che ebbe, quando premendo su delle formazioni simili a noduli, trovati in prossimità dell’origine del dentato anteriore di un paziente, risolse il suo problema di scapola alata cronica. Questa scoperta guidò all’origine del primo metodo di approccio sviluppato in Kinesiologia Applicata. Forse non tutti sanno che successivamente vennero sviluppate altre procedure, grazie allo studio dei riflessi neurolinfatici, quelli neurovascolari (di Chapman) e il flusso del liquido cerebrospinale. Quest’ultima area di osservazione del sistema del corpo umano, fu introdotta grazie all’incontro di Goodheart con William G. Sutherland (Dottore in Osteopatia), niente di meno che il padre dell’osteopatia in ambito cranio-sacrale. C’è da dire che Sutherland nasce come reporter investigativo, cosa che non si direbbe esattamente attinente alle le discipline olistiche, ma la parola investigativo resta alquanto calzante per ciò che accadde dopo. Infatti, a causa dei problemi di salute di un suo fratello, incontrò l’osteopatia e decise di iscriversi all’American School of Osteopathy, scuola al tempo molto contestata in tutti gli ambienti della medicina ufficiale. Più tardi si laureò all’ASO, distinguendosi come uno degli studenti più brillanti del Dott. A.T. Still e già durante il corso dei suoi studi, ebbe le prime intuizioni sull’importanza di alcune caratteristiche delle suture del cranio: “L’idea nacque osservando le ossa di un cranio umano presente nell’A. T. Still Infirmary. Le superfici articolari di queste ossa mi sembrarono, con il loro contorno, destinate ad una mobilità articolare.” I primi anni di studio di W.G.Sutherland furono dedicati alle ossa della testa. Egli tracciò una mappa delle suture e delle possibilità di movimento di ciascun osso del cranio; il suo punto di vista non fu accettato se non da pochissimi, ma questi pochi seguirono con entusiasmo questo nuovo modello. Tracciare una mappa delle possibilità di movimento di ogni osso del cranio fu un compito monumentale: ciò richiedeva uno stile di palpazione molto differente da quello che si utilizzava al tempo in ambito medico, oltretutto le sue intuizioni contestavano i testi di anatomia, che sostenevano che le suture craniche si ossificassero completamente, descrivendolo quindi come una struttura rigida e bloccata. Per finire, nell’esporre tutto ciò, essendo un concetto estremamente innovativo e fuori dai dogmi classici della medicina, mancava un linguaggio tecnico adeguato. Nonostante tutto, il Concetto Craniale si affermò, inizialmente con un orientamento meccanico relativo ad una mobilità ossea, di minima ampiezza, ma presente ed apprezzabile e il metodo veniva adottato con una visione esclusivamente meccanicistica. Dopo anni di palpazioni e di esperimenti somatici ed empirici, venne percepito che, piuttosto, qualcosa muove le ossa dall’interno. Tutt’oggi esistono varie teorie su cosa generi questo movimento apprezzabile ad una palpazione attenta, e sarebbe interessante esplorarle tutte, ma questa sede non lo consente, per via della vastità dell’argomento. Attualmente questo movimento lento e ritmico, appare evidenti agli studenti contemporanei, nonostante richieda una buona capacità di concentrazione, ma a quei tempi mancava una sensibilità alla palpazione e i metodi di sensibilizzazione palpatoria, nonché le tecniche appropriate di posizionamento per l’ascolto. Perché è importante includere il sistema Cranio-Sacrale nell’indagine sull’origine del sintomo? La risposta semplice è: la globalità. Ricordo perfettamente ciò che diceva una mia grande insegnante: “Non esistono persone senza una testa, il cranio fa parte del corpo umano, tanto quanto una tibia, dov’è la globalità del corpo se taglio via la testa al paziente?” Oltretutto è importante considerare che nel cranio sono situati i grandi recettori che condizionano la postura, come l’apparato visivo, quello vestibolare e, nondimeno è il luogo dove inizia tutto quello che è necessario alla vita, come la respirazione o la masticazione, quindi, la primissima fase della digestione. Il nostro corpo si adatta continuamente per permetterci di respirare e annusare ciò che c’è nell’aria. Non dobbiamo dimenticare che dal punto di vista evoluzionistico, la vita di tutti i giorni per come la conosciamo oggi, è decisamente troppo “recente”, e un essere umano, fino a qualche anno fa per sopravvivere nell’ambiente circostante, aveva la necessità di un buono sviluppo del senso dell’olfatto. Non a caso, le aree cerebrali di riferimento sono anche e profondamente legate all’amigdala (nuclei amigdaloidei corticomediali) quindi al sistema dell’allerta, dello stress e della risposta agli stimoli flight or fight. La cosa più importante però, è che per restare vivi è necessario respirare e avere delle funzioni cognitive performanti, quindi noi esseri viventi ci adattiamo e creiamo i nostri schemi corporei cercando continuamente un compromesso tra il “non sentire dolore” e il “conservare le funzioni di base integre”. Tutto questo implica che valutare anche soltanto lo stato di un cranio e le inserzioni della dura madre (quindi della “casa” del sistema nervoso centrale) è fondamentale. L’indagine cranio-sacrale permette anche di avere un’idea sullo stato di vitalità dell’individuo, quindi può guidare nella scelta delle tecniche più appropriate da adottare nel qui ed ora alla persona, quando si presenta a chiedere aiuto presso il nostro studio. Il viaggio di Sutherland, alla scoperta di questo mondo, è da considerare tutt’oggi basilare nello sviluppo della visione osteopatica e nell’esame globale del corpo umano.

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CENTRO STUDI QUANTICA - Scuola di Kinesiologia Applicata e Osteopatia
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